Le origini

La comunità castellanese è stata fondata da coloni di origine greca approdati sulle coste salentine, secondo alcune carte sveve ed angioine conservare nel monastero di San benedetto di Conversano. Dopo la distruzione del villaggio del 1171, l’abate Eustasio cercò di ripopolarlo affidandolo a Nicola e Costa, coloni della Terra di Otranto, considerati fondatori dell’attuale Castellana Grotte.

Nel 1266 papa Clemente IV concesse il monastero e la giurisdizione ecclesiastica di Conversano a delle nobili monache, probabilmente francesi. Per la prima volta una donna, la badessa di Castellana, esercitava la potestà sul clero e sulla popolazione: nasceva così il Monstrum Apuliae, lo stupore di Puglia. Nel 1810 la giurisdizione ecclesiastica fu abolita, mentre quella civile fu affidata ai Principi di Taranto e dal 1456 in poi ai Conti di Conversano. Nel frattempo Castellana prosperava grazie allo sviluppo edilizio ed agricolo, oltre che all’immigrazione: alla fine del Cinquecento contava circa 3000 abitanti. Grazie alla trasformazione dei boschi e della macchia in vigneti e uliveti nacque e si consolidò il ceto di piccoli proprietari terrieri, cuore dell’economia castellanese. Tuttavia, il disboscamento fu la causa delle mortali alluvioni del 1741 e del 1784, un problema che si risolse solo nel 1913 con la costruzione di una grande opera idraulica.

Il XVIII e il XIX sono stati due secoli ricchi di cultura e innovazioni economiche, in cui vissero importanti personaggi come i poeti Vitantonio dell’Erba (noto come Rorindo Tegeo) e Giuseppe Leone (Ismaro Tebanico), il pittore di scuola napoletana Vincenzo Fato, Saverio e Nicola de Bellis i quali costruirono un’imponente e importante industria tessile attorno al quale sorse una piccola cittadina, Villanova, oltre a un’industria vinicola.

Il paesaggio

Rosso e bianco: sono i colori della terra castellane. Una terra fertile, su cui un tempo c’erano estesi boschi di querce (il leccio, la roverella e, in particolare, il fragno[1]) ma su cui oggi, grazie all’intervento dell’uomo, abbondano l’olivo, la vite, il mandorlo e, soprattutto, il ciliegio.

Il paesaggio castellanese appare variegato, con doline, declivi, piccole scarpate, dolci pianori e collinette su cui si alternano estati siccitose e stagioni autunno-invernali piuttosto miti e piovose, un clima mediterraneo tipico della Murgia Sud-Est. Un habitat che accoglie dai piccoli invertebrati fino a giungere a volpi, faine, donnole, ricci, rospi, lucertole e serpenti, falchi, gazze, cornacchie e piccoli uccelli.

L’impronta umana è maggiormente evidente nei terrazzamenti, nei muretti a secco, nei cumuli di pietrame noti come specchie, nelle cisterne, strutture di protezione, delimitazione e – oggi – anche elementi decorativi, ormai integrati nel paesaggio, noto anche per i complessi masserizi, le casine signorili, le cappelle rurali e bellissimi gruppi di trulli.

 


[1]una specie caducifoglia tardiva in quanto le foglie cadono soltanto in primavera avanzata

I palmenti

I palmenti sono vasche, larghe circa tre metri e profonde circa 75 cm, in pietra locale in cui si pigiava l’uva. Il palmento veniva costruita dal proprietario del terreno oppure, se il terreno era molto frazionato, da più contadini. Il palmento comprendeva una cisterna sottostante per la raccolta del mosto, un pozzo per l'acqua, due pile in pietra e in alcuni casi una furnedda[1].

Procedura -  L’uva veniva posta nella vasca e pigiata dai palmentari (i contadini) che confluiva nella cisterna sottostante tramite un canale stretto. Le vinacce (le bucce), venivano sottoposte a torchiatura mediante una tavola spessa di quercia che scivola su una colonna in legno di quercia alto due anni, dotata di filettatura e incassa in un foro ricavato al centro della vasca centrale del palmento. La torchiatura avveniva a mano spingendo la varra, una leva applicata su un lato della scrofola.

 


[1] Un cubo in pietra contenente fascine di pietra su cui veniva poggiato un calderone in cui veniva bollita l’uva.

Economia

Le principali attività economiche sono legate all’agricoltura, cioè la coltivazione del ciliegio e delle olive che hanno sostituito ampiamente altre colture – a cui è legata un fiorente industria olearia[1], condotta da frantoi privati e cooperativi. Un tempo olio significava anche produzione di orci e vasi di creta, impiegati per il trasporto del prezioso prodotto.

Come in quasi tutto il paese, tuttavia, il settore edilizio ha subito un forte impulso. Lungi dall’essere un paese-dormitorio, Castellana è sede di numerose piccole e medie attività e imprese, dall’artigianato meccanico al mobilio (eredi degli antichi ebanisti), dall’automobilismo alle fabbriche di bottiglie di vetro, senza dimenticare le ditte specializzate nei manufatti di legno, negli infissi di lega in alluminio, in arredamento, nella produzione di celle refrigerate per trasporto di alimenti, oltre alle aziende specializzate nella produzione di abbigliamento destinato ai mercato nazionale e internazionale. Fra le attività che non conoscono crisi si annoverano i pastifici e i caseifici, ma soprattutto il turismo, trainato indubbiamente dalle Grotte carsiche, in grado di attirare migliaia di turisti da tutto il mondo.

 


[1] Le olive si raccolgono con due metodi. Il primo consiste nel disporre ampie reti ai piedi dell’albero o creare uno spiazzo circolare, in modo da poter raccogliere le olive che cadono da sole per la maturazione o per l’azione del vento, ma si tratta di una minima percentuale. Il secondo metodo, infatti, consiste nel prelevarli direttamente dai rami a mano, tramite delle lunghe pertiche progettate per lo scopo oppure tramite i cosiddetti scuotitori.

Finita la raccolta, i teli vengono sollevati con il contenuto di olive e foglie che viene poi riversato in cassette forate progettate per consentire una buona areazione.

Giunti al frantoio, si procede al lavaggio delle olive. Successivamente vengono poste in una vasca circolare dove pesanti ruote di pietra li trasforma in una pasta omogenea, destinata ad essere dosata su fiscoli a forma di disco e poi pressato per la spremitura finale.

Infine, si separa il liquido acquoso contenuto nelle olive dall'olio, ora pronto per condire i migliori piatti sulle nostre tavole.

 

Banco di credito Cooperativo

Il 6 febbraio 1957 Centootto soci fondatori sottoscrivono l’atto costitutivo della Cassa Rurale e Artigiana di Castellana Grotte che diverrà operativa il 14 luglio successivo. Nel 1963 circa 190 casse rurali, fra cui quella di Castellana, fondano l’“Istituto Centrale del Credito Cooperativo” (I.C.C.R.E.A.), l’anno successivo viene modificato lo Statuto: parte degli utili verrà devoluta in beneficienza. Nel 1965 è l’anno in cui la Cassa aderisce alla Federazione Interregionale delle CC.RR.AA. di Puglia e Basilicata. Quando la CRA assume il servizio Tesoreria del Comune di Castellana Grotte nel ’74, la Banca d’Italia autorizza l’apertura di uno sportello stagionale a Castellana. Successivamente viene sottoscritta la prima convenzione per l’erogazione di prestiti artigiani di esercizio con la Coop. Artigiana di Garanzia. Poi, la svolta: il 15 ottobre 1995, il nuovo Statuto sociale sancisce la trasformazione della Cassa in Banca di Credito Cooperativo (BCC). Trentanove anni dopo la sua istituzione, la Banca ha 2600 soci.
Negli anni la banca si espande in Puglia aprendo filiali a Polignano a Mare (1989), Putignano (1996), Triggianello (1999) Noci e Montalbano Jonico (2001), Turi (2004); e con l’acquisizione delle succursali di Policoro e Scanzano Ionico raggiunge la Basilicata nel 2000. Il 19 dicembre 2008, infine, è stata inaugurata la terza sede cittadina con l’undicesimo sportello in via Resistenza.
Il nuovo millennio si apre con l’acquisizione del Cine-TeatrO So.C.R.A.Te (ex Milleluci) e con la costituzione del CO.SE.BA. S.c.p.a. per l’esternalizzazione dei controlli interni con altre BCC/CRA.


Oggi l'Istituto castellanese è operativo con una rete di 11 sportelli, che abbracciano territorialmente la Puglia (sud-est barese) e la Basilicata (a seguito della fusione, per incorporazione, della Bcc di Policoro); conta 112 dipendenti e 3.193 soci e dispone di un patrimonio di circa 56 milioni di euro. Oggi « La Cassa Rurale ed Artigiana di Castellana Grotte - Credito Cooperativo» si legge sul sito http://www.cracastellana.it/ «si presenta come "Un sistema al cui interno, ogni giorno, convivono mercato e solidarietà, dove si promuove e si forma la partecipazione diretta dei soci alla gestione della loro banca, con vantaggi concreti per la comunità locale». L’istituzione ha avuto tre presidenti: il ragionier Bini (1957-1972), il Dr. Domenico Argese (1972-1997) e l’avv. Augusto dell’Erba che ha condotto una brillante carriera divenendo Presidente della BCC nel 1996, Presidente dell’Associazione delle Banche di credito Cooperativo di Puglia e Basilicata nel 1997 e infine, dal 2004, ricopre la prestigiosa posizione di Presidente dell’I.C.C.R.E.A..
I soci fondatori della Cassa Rurale e Artigiana:
1. Aquilino Vito
2. Argese Giovanni
3. Beatrice Nicola
4. Beatrice Paolo
5. Bellini Vito
6. Bianco Giuseppe
7. Biasi Simone
8. Bini Salvatore
9. Bruno Onofrio
10. Campanella Fedele
11. Cisternino Luca
12. Contento Antonio
13. Contento Giuseppe
14. Crudele Francesco
15. Dalena Francesco
16. D’Alessandro Giuseppe
17. D’Ambruoso Pietro
18. De Bellis Saverio
19. De Michele Francesco
20. De Michele Nicola
21. Di Lorenzo Francesco
22. Di Masi Sebastiano
23. Elefante Vito
24. Fanelli Francesco
25. Fanelli Marino
26. Fanelli Vito
27. Giangrande Donato
28. Giangrande Francesco
29. Genco Francesco
30. Guglielmi Vitantonio
31. Iaia Antonio
32. Iaia Giuseppe
33. Intini Domenico
34. Inzucchi Francesco
35. Labate Donato
36. Lacatena Mario Antonio
37. Lanzilotta Angelo
38. Laporta Giuseppe
39. Laruccia Domenico
40. Lavarra Leonardo
41. Leogrande Paolo
42. Leone Alfonso
43. Leone Teresa
44. Loliva Giovanni
45. Longo Andrea
46. Longo Domenico
47. Longo Giuseppe
48. Longo Pasquale
49. Lorizio Domenico
50. Lorizio Paolo
51. Mancini Antonio
52. Mancini Giacomo
53. Mancini Lorenzo
54. Manghisi Bartolomeo
55. Manghisi Francesco (di Tommaso)
56. Manghisi Francesco (fu Domenico)
57. Manghisi Giambattista
58. Manghisi Michele
59. Manghisi Pietro
60. Manghisi Saverio
61. Maselli Pietro
62. Maselli Stefanangelo
63. Mastroleo Francesco
64. Mastroleo Vitanatonio
65. Mastronardi Angelo
66. Mastronardi Francesco
67. Mastronardi Gianvito
68. Mastronardi Pietro
69. Mazzarelli Marino
70. Mazzarisi Onofrio
71. Mezzapesa Leonardo
72. Minoia Alessandro
73. Minoia Leone
74. Minoia Vito
75. Miccolis Nicola
76. Mongelli Vincenzo
77. Montanaro Gaetano
78. Nasuto Nicola
79. Nitti Domenico
80. Nitti Gianvito
81. Nitti Pietro
82. Pace Cesare
83. Pannacciulli Giuseppe
84. Pannacciulli Vito
85. Pantaleo Giovanni
86. Pascale Leone
87. Pascale Rosa
88. Pedote Giangrazio
89. Picella Francesco
90. Pinto Gregorio
91. Pinto Vito
92. Pollicelli Antonio
93. Recchia Michele
94. Rinadi Francesco
95. Russo Angelo
96. Sansonetti Pasquale
97. Sgobba Antonio
98. Sgobba Paolo Antonio
99. Simone Michele Amerigo
100. Simone Nicola
101. Tauro Saverio
102. Tomacelli Sigismondo
103. Tutino Nicola
104. Tutino Pietro (di Francesco)
105. Tutino Pietro (fu Giuseppe)
106. Valente Maria
107. Volpe Michele
108. Zazzera Michele

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