Angelo Viterbo

Fratello di Michele, Angelo Viterbo si laureò in Economia e Commercio dopo aver insegnato, giovanissimo, alle elementari. Conosciuto per le sue vignette caricaturali che firmava Vit-Vit, una volta entrato nel mondo bancario, Viterbo fu promotore delle cooperative e delle banche agricole. Ne derivarono l’Oleificio Cooperativo Angelo Viterbo e la Cassa Rurale ed Artigiana, entrambe site a Castellana. Attivo politicamente, sostenne fortemente la rinascita del Partito Repubblicano. Morì nel 1956. Aveva 63 anni.

Giovanni Tauro

Giovanni Tauro nacque nel 1776 e morì nel 1831, nella Masseria di San Pietro (agro di Conversano), di sua proprietà. Cognato e amico di Vitantonio dell’Erba, ne condivise le scelte politiche che gli procurarono notevoli problemi; la stessa polizia del tempo lo considerò per molto tempo “effervescentissimo”. Venne incarcerato a Taranto e a Bari ma dopo la restaurazione del potere borbonico, come dell’Erba, ebbe diversi incarichi importanti. Fu Consigliere provinciale e membro della Reale Società Economica ma mostrò ottime competenze nell’ambito dell’agricoltura. Scrisse: “Delle disgrazie della famiglia Tauro nel 1799” , “Quadro statistico della produzione dei cereali”(1826-1829), e diverse memorie inviate alla Reale Società.

Giuseppe Mastromattei

Giuseppe Mastromattei, meglio conosciuto come Angelo Maria, nacque nel 1820.
Figura certamente molto umile, rinunciò sempre alla carica di Vescovo che gli venne offerta, pur continuando a dedicarsi all’Ordine dei Chierici Regolari Minori di S. Francesco Caracciolo di Napoli a cui apparteneva.
Fu un poeta trascurato dalla storiografia pur avendo lasciato molti suoi scritti, tra cui dei versi in latino maccheronico.
Fece parte anche dei “Bianchi della Giustizia”, in qualità di confortatore dei condannati a morte. Morì a Napoli nel 1890; il su elogio funebre venne scritto dal suo amico Filippo Lanzilotta.

Pietro Lanzillotta

Lanzillotta (1906-1984) è conosciuto per la sua grandissima competenza nel campo musicale e per la sua abilità nel suonare diversi strumenti musicali. Ha diretto molte orchestre, bande, cori, complessi; ha composto la “Spagnolita”, oggi nel repertorio dei Marines Usa ed altre marce. Negli ultimi anni della sua vita, compose bellissimi testi di musica sacra.

Carlo Francavilla

Giornalista dell’Unità, la Repubblica e Milano-sera, impegnato politicamente nel PCI, deputato e Senatore, Carlo Francavilla (1916-1986), s’impegnò nella cosiddetta “questione meridionale”. Fu autore di varie poesie e testi letterari postume. Tutte le sue opere rappresentano un contributo alla terra natale e l’amore per le proprie origini. Nel 1977 vinse il premio Viareggio con il volume Le Terre della sete. Scrisse anche: Il suicidio di Osman (1979) e Sfondascarpe (1985).

Francesco Francavilla

Francesco Francavilla nacque a Castellana Grotte nel 1896 e morì a Milano, dove lavorò tutta la vita, nel 1977.
Collaborò con “L’Illustrazione italiana”, “Il mondo”, “L’osservatore politico letterario”, le testate giornalistiche principale del dopoguerra.
Passò poi al “Corriere della sera” in qualità di redattore capo degli interni, al “Milano-sera”, e al “Giorno”.
La Gazzetta del Mezzogiorno pubblicò molti suoi scritti; Francavilla fu inoltre un critico letterario e traduttore dal francese, ad esempio per la casa editrice Bur. Donò la sua biblioteca al Comune di Castellana.

Vincenzo Fato

Vincenzo Fato (Castellana Grotte, 1705 – 6 febbraio 1788) è stato un pittore italiano. Si formò a Bari, dove apprese i primi rudimenti dell'arte pittorica. Probabilmente svolse il suo tirocinio con il molfettese Corrado Giaquinto ed il maestro Porta. Tra il 1713 e 1719 fu allievo di Paolo De Matteis (discepolo del Luca Giordano) e si trasferì a Napoli dove ottiene la commissione più prestigiosa della sua carriera: otto dipinti per le sacrestie del Tesoro di San Gennaro, nel Duomo. Nel 1752 rientrò a Castellana a causa della feroce concorrenza e nonostante avesse ottenuto le commisioni non ottenne dei compensi proporzionati alle sue prestazioni, quindi visse per molti anni in povertà. Si sposò con Antonia Picardi, di Napoli, dalla quale ebbe tre figlie nate nel 1752, 1754 e 1761. Alla sua morte, nel 1788 venne sepolto nella Chiesa del Purgatorio o Santa Maria del Suffragio, dove per altro sono conservate molte delle sue opere. I dipinti di Vincenzo Fato adornano tutte le chiese di Castellana Grotte e quelle di molti centri pugliesi come Putignano, Noci, Monopoli, Polignano, Conversano, Mola di Bari, Rutigliano, Capurso, Santeramo. Le sue opere si trovano a Castellaneta e Massafra (Taranto), a Manfredonia (Foggia), a Frasso Telesino (Benevento) e a Napoli, dove visse per molti anni e dove realizzò anche dipinti per il Duomo.

Vitantonio Dell'Erba

Se avete letto una poesia intitolata Arcadia, firmata da Rorindo Tegeo, sappiate che in realtà l’autore era il giureconsulto insegnante di diritto Vitantonio dell’Erba.
Latinista colto ed elegante, scrisse un dramma, una tragedia ed altri scritti inediti.
Dell’Erba fu impegnato politicamente: nel !974 dovette fuggire a Napoli per aver preso parte alla congiura contro i Borboni (per i quali in seguito avrebbe lavorato come fiduciario); successivamente si attivò per il definitivo riscatto di Castellana dal conte e dalla badessa.
Fu sindaco di Castellana dov’era nato nel 1772 e dove morì nel 1833.

Sergio Nicolò de Bellis

Tutti gli appassionati d’arte di Milano e dintorni conoscevano i quadri di Sergio de Bellis (1898-1946).
Milano fu la sua seconda terra: qui studiò, qui aprì uno studio di pittura e qui visse fino alla morte, pur rimanendo legato alle sue origini. La Galleria d’arte moderna di Milano ne conserva due quadri; molti li vendette ai salotti lombardi e ed altri sono divisi fra la piccola galleria d’arte castellanese e ed i suoi famigliari. De Bellis fu un pittore acclamato, che arrivò ad esporre i suoi quadri anche alle Biennali veneziane.

Francesco Dell'Erba

Francesco dell’Erba, nipote di Vitantonio, nacque nel 1846. Ebbe successo sia nel campo dell’arte che in quello enologico: i vini che egli stesso produceva vennero più volte premiati anche in Piemonte; molti dei quadri ed i ritratti che aveva fatto vennero acquistati da dal re Umberto I per la Galleria del Quirinale, dal Museo Provinciale di Napoli e dal Ministero dell’Agricoltura.Tuttavia molte delle sue opere sono reperibili presso i suoi pronipoti che già nel 1974, in collaborazione con il prof. Montanaro e la Pro Loco, ne organizzarono una mostra.Francesco dell’Erba scrisse anche un Genealogia con notizie storiche della famiglia dell’Erba (inedita). Morì a Castellana nel 1909.

Saverio de Bellis

Importantissima e straordinaria figura, Saverio de Bellis (1832-1918) ha contribuito alla crescita di Castellana Grotte con le innumerevoli opere da lui finanziate.
Si ricordino l’Orfanotrofio “de Bellis” l’Ospedale Civile, l’Asilo di Mendicità tutt’ora in uso ma anche i numerosi stabilimenti ormai inesistenti, come quello di ghiaccio e di vino, ad esempio, o lo stabilimento tessile. Istituì anche i primi stabilimenti di vapore in Italia, allora presenti solo in Germania e Francia. Sempre dietro sua iniziativa venne creato la “Società di Mutuo Soccorso”; inoltre fece rivestire di piastrelle di ceramica la cupola del Convento, ridandole lo splendore ormai perduto.
Un personaggio così lungimirante, un tale benefattore non poteva mancare nell’opera di Tommaso Fiore, Terra di Puglia e Basilicata, un importante ritrattista dei personaggi illustri pugliesi.

Ottavio da Castellana

“Era dotato di tanta forza, e di tanto vigore, che non era superato da nessun uomo del suo tempo”. Così, il leggendario uomo d’arme Ottavio veniva definito da Paolo Antonio Tarsia di Conversano in una sua opera. Ottavio da Castellana nacque intorno alla seconda metà del Trecento da “robusti popolani” (Michele Viterbo, 1988) e viene ricordato ancora oggi come l’ “espressione della vigoria del coraggio di tutto il popolo pugliese”. (Michele Viterbo, Castellana, la contea di Conversano e l’abazia di S.Benedetto, 1988).

Andrea Angiulli

Nacque a Castellana nel 1837 e morì a Napoli nel 1890. Fu docente universitario a Bologna e Napoli nonché direttore, dal 1881, di un giornale di spessore internazionale, Rassegna critica. Ebbe una notevole importanza nell’ambito del positivismo italiano e si occupò di scienza e filosofia, in merito ai quali scrisse varie opere come La filosofia e la ricerca positiva (1869); Lettera intorno alla pena di morte (1875); La pedagogia, lo stato e la famiglia (1876).

Franco Anelli

A lui si deve il cambianto più importante di questa città: la scoperta delle grotte, come le consociamo oggi, il 23 gennaio 1938. Nativo di Lodi, studiò a Milano e Bologna. Nato nel 1899, morì a Bari nel 1977. Considerò Castellana la sua città adottiva e sulle grotte di questa, scoperte nel ’38, condusse numerosi studi. Fu il più importante docente italiano di speleologia, e il direttore delle Grotte di Castellana, nonché dell’autorevole rivista “Le grotte d’Italia”.

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